venerdì 20 giugno 2014

capitolo3

cap.3

Fu proprio durante una mia visita “solitaria”che cominciai ad udire la voce.
Una voce particolare:non apparteneva nè a un uomo nè a una donna,e tuttavia poteva essere tutte e due contemporaneamente.
E’ molto difficile descrivere il mio paradiso,ma ci provo,per quello che posso.
La prima volta che la udii sussurrava il mio nome,e il suono stesso si disperdeva nel vento così bene da farmi dubitare di averla udita veramente ogni volta che cessava.
-Aaariiel!Aaariiel!-
In un posto tanto strano,e sempre deserto,sentirsi chiamare è un’esperienza... raccapricciante.
Dopo la sorpresa iniziale iniziano le fantasticherie su quale tipo di creatura possa pronunciare il tuo nome con una voce del genere.
Scappai a gambe levate.Prima in senso letterale,poi rientrando in questa dimensione (non so mai come chiamarla,questa parte,l’altra parte;l’aldilà,l’aldiquà...) e continuando ad essere terrorizzata per diversi giorni.
Per qualche tempo non tornai al paradiso,e non andai nemmeno da papà.
La stessa notte cominciarono anche gli incubi,sempre uguali:mi trovavo al confine tra la sabbia e la vegetazione e mi accorgevo di una presenza dietro di me.Rimanevo paralizzata e sentivo quella voce agghiacciante che pronunciava sempre e solo il mio nome con quella strana voce.
Mi risvegliavo puntualmente nel cuore della notte madida di sudore e con il viso inondato dalle lacrime.
I giorni passavano e papà aveva iniziato a peggiorare.
Qualche giorno dopo la mia esperienza spaventosa,vidi tornare a casa la mamma più pallida e triste del solito.
-Cosa c’è mamma?-le chiesi.
-si tratta di tuo padre,Ariel.I medici stamani mi hanno detto che stanno notando un leggero ma costante peggioramento,negli ultimi tempi-
-ma mamma...-
-hanno detto di prepararci al peggio,tesoro.Il fisico di papà si sta indebolendo,e potrebbero sopraggiungere infezioni che potrebbero essergli fatali.-
-non è possibile... lui fino ad ora è stato...-
-Ariel,ascoltami.Non ci sono spiegazioni alle condizioni fisiche di papà.Nessuno al mondo è mai resistito senza un cedimento in uno stato vegetativo come il suo.E’ un miracolo se fino ad ora non gli sia mai accaduto niente,ma ora...-
-Che cosa,mamma?-sbottai urlando-che cosa vuoi dirmi?che sta per morire?Che il tempo a nostra disposizione è terminato?No.Non ci credo.Non lo accetto.-
Me ne andai di casa sbattendo la porta lasciando mia madre   basita e sgomenta per la mia reazione esagerata.
Naturalmente lei non era a conoscenza di quello che sapevo io.
Io potevo cambiare le sorti di mio padre.

Paura o non paura ne andava della sua vita,e ciò mi bastava.

lunedì 14 aprile 2014

cap.2

I giorni si susseguivano sempre uguali.La scuola al mattino,sempre di una noia mortale,il rientro a casa con mamma ogni giorno un pò più triste.-mamma,devi mangiare di più,non puoi andare avanti così.--certo,hai ragione cara.-Era il nostro dialogo più lungo;oramai una specie di consuetudine.Lei non si era data mai pace per quello che ci era successo.Da diciassette anni andava ogni giorno a trovare papà,senza vedere mai un cambiamento in lui.Non poteva sapere lei.Nè i medici.Nè nessun altro.Lo sapevamo io e lui,e tanto bastava.Quel fisico che non deperiva mai,era un mistero che nessuno poteva spiegare.Papà non fece altro che aprire gli occhi e sorridere per qualche tempo dopo la prima volta alla pozza,ma un giorno,dopo che ebbe voltato gli occhi al cielo per ammirare quell’incredibile sfumatura di rosa e rossi che aveva il cielo in questa parte della realtà,girò la testa verso di me.-papà!-dissi con tono incerto-A... Ariel!-fu la sua unica parola,quel giorno,ma il mio cuore scoppiava dalla felicità come mai mi era capitato da quando ero in vita.Mi riconosceva,sapeva il mio nome,e forse sapeva più e meglio di me cosa accadesse in questo posto magico e così strano.Così,con il passare del tempo,aumentai le visite:da una volta alla settimana,a due.Passò ancora qualche mese,sempre con le nostre “visite speciali”.Andavo anche da sola,quando non ero con papà.Quel posto era il mio rifugio dai dolori,le amarezze e le ingiustizie della vita di questa parte di mondo.Camminavo su quell’infinita lingua di sabbia che cedeva il posto ad una vegetazione strabiliante,che non potevo fare a meno di ammirare ogni volta.I miei fiori preferiti sono i frangipani,lo sono anche di quà;ma là il loro profumo soave pervade l’aria senza renderla nauseante.Sanno di gelsomino,di limone,di vaniglia e di qualcos’altro che non riesco mai a decifrare.Ci sono tanti fiori che abitano anche “l’aldiquà”,ma ce ne sono parecchi che quì non esistono.I più particolari ricordano le nostre orchidee,ma sono grandi quanto due grosse mani messe insieme.Passano dal rosso scarlatto al viola più scuro,e,osservandoli,noti centinaia di colori diversi,a cui la maggior parte non sai neanche dargli un nome.Neanche la temperatura è come da questa parte:non è mai troppo caldo,pur essendo certamente un posto tropicale.Ci sono farfalle gigantesche,dai colori più disparati,e uccelli che cantano.Ho detto cantano,perchè é quello che fanno:non cinguettano,hanno una voce melodiosa e... quasi umana che a volte ti strazia il cuore e a volte ti commuove fino alle lacrime.E altri mille insetti che non potrei neppure provare a descrivere.E’ tutto incredibile,ed è il posto che faceva stare bene me e papà,e ciò bastava
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